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Amici miei ~ trama

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Il film (quale apertura della trilogia) segue le avventure di quattro inseparabili amici d’infanzia fiorentini sulla cinquantina che affrontano i loro disagi con scherzi a danno di malcapitati. Il conte Raffaello Mascetti è un nobile decaduto che, dopo aver scialacquato due eredità (la sua e quella della moglie), è costretto a vivere dapprima ospite degli amici poi in uno scantinato (il cui fitto, a sua insaputa, è per due terzi corrisposto proprio dagli amici). Rambaldo Melandri è un anonimo architetto alla perenne ricerca di una donna, per la quale sarebbe anche disposto ad abbandonare i suoi amici, salvo ravvedersi all’ultimo momento.

Giorgio Perozzi (voce narrante del film) è un redattore capo di cronaca che cerca di sfuggire la disapprovazione per la sua poca serietà e il disprezzo per le avventure extraconiugali che il figlio (terribilmente serio e accigliato, l’esatto opposto del padre) e la moglie gli riservano. Guido Necchi gestisce con la moglie Carmen (molto più impegnata di lui sul lavoro) un bar con sala da biliardo, puntuale covo d’incontro del gruppo d’amici. Ai quattro amici di sempre si aggiunge, nel corso della narrazione, il professor dottor Alfeo Sassaroli, brillante primario ospedaliero annoiato dalla professione, che diventerà in breve uno dei pilastri del gruppo e sotto la cui spinta le bravate prenderanno nuova vitalità, proprietario di una Clinica in collina.

All’inizio del film, il redattore Perozzi stacca da lavoro all’alba, senza la minima intenzione di tornare a casa a dormire, con l’idea di voler scappare via con i suoi migliori amici in occasione di una giornata che non ci sarebbe mai più stata. Passa a prendere l’architetto Melandri, il conte Mascetti che non fa altro che preoccupare la moglie per le sue impulsioni, e il barista Necchi, intervenuto a causa di una beffa dei tre ad un vigile urbano; passeranno in seguito a prendere il chirurgo Sassaroli, che verrà narrato dal Perozzi con un flashback (che segue). Allora i quattro, il Perozzi, il Mascetti, il Melandri e il Necchi finiscono ricoverati alla Clinica in collina del Sassaroli, per un incidente dovuto a una mai narrata “zingarata”.

Melandri ha improvvisamente trovato la sua anima gemella in Donatella, la moglie del primario Sassaroli, che non esita a cederla a lui, con la pretesa di cedergli anche le due figlie, il cane Birillo e la governante. Dopo diversi giorni di assenza dagli amici, il Melandri confessa loro di non aver buoni rapporti col Sassaroli ultimamente, allora li invita a una cena in famiglia, durante la quale il Sassaroli non fa altro che criticare le condizioni della famiglia fuori dai suoi standard. Dopo una lite con il Sassaroli, il Melandri decide a malincuore di lasciare Donatella e per sfogarsi vanno tutti e cinque alla Stazione di Santa Maria Novella a fare la memorabile “zingarata” degli schiaffi ai passeggeri sui treni in partenza.

Nel corso del film i cinque colpiscono chiunque si presti alle ferocissime burle da loro chiamate “zingarate”, dall’irruzione in una festa in una villa di perfetti sconosciuti, durante la quale il Necchi ha uno dei suoi celebri colpi di genio (avendo assolutamente bisogno del bagno preferisce usufruire del vasino del bambino), alla messinscena che fa temere agli abitanti di un paesello (ambientato a Calcata) la distruzione delle case e della chiesa per la costruzione di un’autostrada. Qui il Mascetti ha da tempo una relazione con Titti, una ragazza figlia di un colonnello in pensione. Dopo svariati appuntamenti (anche in casa degli amici) il padre di Titti li scopre e decide di spifferare tutto ad Alice, la moglie del Mascetti, la quale ha capito il perché degli strani comportamenti del marito, e una notte tenta di asfissiarsi col gas insieme al marito e alla figlia.

Lui capisce che la cosa è stata più forte di lui e organizza un appuntamento per troncare definitivamente con Titti. Arrivano fino al punto di coinvolgere Righi, un anziano pensionato, cliente del bar del Necchi, che colpisce l’attenzione degli amici per sua abitudine di consumare pasticceria a sbafo, credendo di non esser notato; verrà coinvolto in una lunghissima ed elaborata burla, in cui viene convinto ad entrare in una presunta banda di estorsori in lotta con i marsigliesi. Qui Carmen, la moglie del Necchi, avverte di spifferare tutto al Righi nel caso il marito non la smettesse di assentarsi continuamente, ed è allora che i cinque si mettono all’opera per la conclusione: l’incontro decisivo con i Marsigliesi si tiene in un cantiere abbandonato e dopo lo scontro viene ordinato al Righi di allontanarsi il più possibile.

Terminata la giornata tutti decidono di finire la zingarata e di andare a casa, ma il Perozzi viene colpito da un infarto e muore sotto gli occhi degli amici, della moglie e del figlio Luciano, che sembrano essere alquanto indifferenti. Anche in punto di morte è pronto a beffare il confessore, ma la tristezza dei suoi amici non proibirà loro di continuare ad esorcizzare la paura della morte e della vecchiaia incombente con una memorabile zingarata. La scena finale si ha durante il funerale del Perozzi alla Chiesa di Santo Spirito a Firenze, dove sopraggiunge nuovamente il Righi (ancora ignaro della beffa), convinto che il defunto sia stato eliminato da loro per tradimento.

fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Amici_mieiamici miei

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